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venerdì 19 luglio 2002    



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I bimbi bieloussi
Da Chernobyl
a Piazza Palazzo

Francesca Figus

CAGLIARI. Occhi celesti, capelli biondissimi e sguardo vivace. Anastasia, 14 anni, è la più grande del gruppo di bambini bielorussi arrivati per le vacanze in Sardegna grazie alle associazioni "Cittadini del Mondo" e "Sardegna Belarus", da due anni impegnate nel progetto Chernobyl. Sono qui per disintossicarsi dal cesio: mare, sole e cibo genuino la terapia.
Dei trecento bambini che trascorrono l'estate in Sardegna cinquanta sono stati accolti ieri dall'arcivescovo Ottorino Alberti nella sala del trono di piazza Palazzo.
Una stretta di mano, molte carezze e il tentativo di far sentire subito a casa i piccoli ospiti. L'arcivescovo preferisce stare tra loro piuttosto che sedersi sul trono: «Grazie per essere qua, io non so parlare il russo, ma se tornerete spesso, come spero, sarò costretto a impararare la vostra lingua e voi la mia».
In realtà Anastasia e gli altri parlano molto bene l'italiano: non è la prima volta che vengono a Cagliari e dintorni. Col progetto "Un'isola chiamata Belarus nel continente chiamato Sardegna" i bambini sono ospiti, già da anni, di famiglie sarde: un mese a Natale, due in estate.
«Il nostro è un progetto sanitario, che coinvolge ragazzi dai sette ai diciassette anni» dice Giuseppe Carboni, presidente di "Sardegna Belarus" «alcuni di loro provengono da famiglie, altri da orfanotrofi. Vogliamo favorire uno scambio tra la nostra e la loro cultura. Per i bambini che provengono dagli istituti è anche un'occasione per conoscere la vita in famiglia. È così che possono crescere e capire. Adesso il nostro obiettivo è coinvolgere il maggior numero di persone disposte ad ospitare anche a Natale questi ragazzi».
Uno scambio di doni c'è già stato. Due bambini col costume tradizionale dai colori vivaci hanno offerto all'arcivescovo delle bambole in legno col vestitino in paglia, simbolo del loro paese. In cambio hanno ricevuto tanti giochi.
Eppoi tutti al mare, per dimenticare Cernobyl.