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I bimbi bieloussi Da Chernobyl a Piazza
Palazzo
Francesca Figus
CAGLIARI. Occhi celesti, capelli biondissimi e sguardo
vivace. Anastasia, 14 anni, è la più grande del gruppo di bambini
bielorussi arrivati per le vacanze in Sardegna grazie alle
associazioni "Cittadini del Mondo" e "Sardegna Belarus", da due anni
impegnate nel progetto Chernobyl. Sono qui per disintossicarsi dal
cesio: mare, sole e cibo genuino la terapia. Dei trecento bambini
che trascorrono l'estate in Sardegna cinquanta sono stati accolti
ieri dall'arcivescovo Ottorino Alberti nella sala del trono di
piazza Palazzo. Una stretta di mano, molte carezze e il tentativo
di far sentire subito a casa i piccoli ospiti. L'arcivescovo
preferisce stare tra loro piuttosto che sedersi sul trono: «Grazie
per essere qua, io non so parlare il russo, ma se tornerete spesso,
come spero, sarò costretto a impararare la vostra lingua e voi la
mia». In realtà Anastasia e gli altri parlano molto bene
l'italiano: non è la prima volta che vengono a Cagliari e dintorni.
Col progetto "Un'isola chiamata Belarus nel continente chiamato
Sardegna" i bambini sono ospiti, già da anni, di famiglie sarde: un
mese a Natale, due in estate. «Il nostro è un progetto sanitario,
che coinvolge ragazzi dai sette ai diciassette anni» dice Giuseppe
Carboni, presidente di "Sardegna Belarus" «alcuni di loro provengono
da famiglie, altri da orfanotrofi. Vogliamo favorire uno scambio tra
la nostra e la loro cultura. Per i bambini che provengono dagli
istituti è anche un'occasione per conoscere la vita in famiglia. È
così che possono crescere e capire. Adesso il nostro obiettivo è
coinvolgere il maggior numero di persone disposte ad ospitare anche
a Natale questi ragazzi». Uno scambio di doni c'è già stato. Due
bambini col costume tradizionale dai colori vivaci hanno offerto
all'arcivescovo delle bambole in legno col vestitino in paglia,
simbolo del loro paese. In cambio hanno ricevuto tanti
giochi. Eppoi tutti al mare, per dimenticare Cernobyl.

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