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La cenere di Chernobyl bussa ai nostri cuori |
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dell’On. Abramova Olga Mikhailovna |

Noi ex sovietici nati negli anni cinquanta, portiamo
nelle nostre coscienze le impronte e le ferite dei tempi della guerra fredda.
Gli accadimenti in quel periodo, l’idea fissa e ossessiva del futuro
Armageddon atomico, ha portato al formarsi nelle nostre coscienze di un qualche
inconscio sentimento di radiofobia.
Il pensiero che, per volontà di qualcuno, potesse realizzarsi lo stesso
destino delle vittime di Hiroshima e Nagasaki mi atterriva.
Di quel tempo nei miei ricordi si è conservato un sogno:
“…..Sto in
piedi vicino alla finestra. La solita vista, urbana e industriale. Non so perché,
- rami di lilla nel vaso. All’improvviso, alla sinistra nel cielo, si gonfia
una vampata penetrante e luminosa. Questa vampata arancione avanza, avanza e
quasi mi raggiunge. Io mi butto nell’angolo dove dorme nella culla mio figlio,
lo copro con il mio corpo e prego, con tutte le mie forze prego: -Dio fai che
torni ieri, fai che questo non accada!- E con il cuore palpitante mi
sveglio…."
Con la fine della “guerra fredda” sembrava che niente potesse far
rinascere quella paura di fronte
all’atomo distruttivo.
Improvvisamente il 26 aprile 1986 queste illusioni si dissolsero. Gli accadimenti di quel tragico giorno della catastrofe alla
Centrale Atomica di Chernobyl ha diviso la nostra vita in due parti: “sino”
e “dopo” l’incidente di Chernobyl.

La disgrazia pari a 300 Hiroshima ha fatto piombare sulle nostre spalle
la pioggia radioattiva. Ha fatto irruzione nelle nostre case, là da dove non
l’aspettavamo e perciò sembravamo assolutamente indifesi di fronte a questi
fatti.
L’informazione ufficiale, sulla tragedia accaduta, fu resa pubblica
soltanto all’inizio di maggio. In tutti quei giorni, una parte significante
della popolazione della Belarus aveva già subito profondamente gli effetti
delle particelle radioattive.
Le conseguenze non si fecero attendere a lungo: dopo un anno
dall’incidente alla Centrale Elettronucleare di Chernobyl, il padre di mio
marito morì di cancro, in seguito morì la nipote di dieci anni. Mio figlio ha
subito sette operazioni agli occhi. I medici, che lo hanno operato, hanno
evidenziato che lo stato della retina. era lo stesso di quello dei bambini della
zona nel raggio di trenta chilometri intorno alla Centrale. Hanno chiarito che
il motivo era nell’alimentazione (nei primi anni dopo l’incidente i prodotti
delle zone contaminate si vendevano uniformemente in tutta la repubblica).

Ho portato gli esempi tragici che riguardavano solo della vita della mia
famiglia, ma nei fatti, in Belarus, non esiste una sola famiglia, che in questo
o in un altro modo, non sia stata toccata dall’ala nera della disgrazia di
Chernobyl.
Quel 70% dei sedimenti radioattivi ricaduti nel territorio della Belarus,
non sono passati senza lasciare tracce: contaminati i campi, i boschi, le
acque…. La morte invisibile continua ad uccidere!!!!
Sono trascorsi 15 anni dall’incidente di Chernobyl: quali problemi,
relativi alle conseguenze di Chernobyl, sono oggi sul tappeto?
Sulla base dei dati del Fondo per l’Infanzia delle Nazioni Unite
(UNICEF) l’inquinamento degli isotopi radioattivi a lunga vita: cesio,
stronzio e plutonio ha interessato il 23% del territorio della Belarus, dove
vivevano più di due milioni di persone, tra le quali, più di 500 mila bambini.
I danni causati alla nostra repubblica, ammontano a non meno di 32 bilanci
annuali del periodo precedente all’incidente, calcolati per un periodo di 30
anni.

Sulla base dei calcoli degli specialisti, l’analisi dei danni, presenta
perdite dirette e indirette per 29,6 miliardi di dollari USA, mancate entrate per 13,7 miliardi di dollari USA, spese
aggiuntive collegate al superamento delle conseguenze della catastrofe per 191,7
miliardi di dollari USA.
Nei centri abitati situati nei territori contaminati, i bambini e gli
adolescenti manifestano seri
problemi ai sistemi immunitario, digestivo, antiossidante e ad altri sistemi
ancora, è aumentata l’incidenza del cancro alla tiroide.
La frequenza di queste patologie supera in maniera significativa il
livello medio mondiale e il ritmo di sviluppo del numero dei casi, cresce
in maniera sostanziale, superando
le previsioni degli esperti internazionali.
In maniera attendibile è stato evidenziato l’aumento della crescita
dei tumori agli organi interni e delle ossa. E’cresciuta di circa una volta e
mezza la frequenza dei difetti di sviluppo congeniti.
Nei distretti contaminati della repubblica, il 76,3% dei bambini
presentano anomalie funzionali, il 22,4% hanno una immuno-deficienza, con
l’entrata a scuola si evidenzia che
il 39% dei bambini hanno un ritardo nello sviluppo. Significativi
per la salute della persona, sono i fattori negativi della catastrofe di
Chernobyl che includono anche componenti non radioattive legate ai cambiamenti
nel modo di vivere e al prolungato stress psicologico.
Noi dedichiamo tutte le nostre forze al superamento delle conseguenze di
Chernobyl: sino al 10% di tutte le uscite statali sono rappresentate dai mezzi
indirizzati alla realizzazione dei programmi finalizzati a tale scopo. La loro
realizzazione include un ampio complesso di misure per la diagnosi e la
correzione delle patologie determinate dall’azione dei fattori radioattivi, il
monitoraggio delle dosi, le iniziative per la loro diminuzione e molto altro
ancora.
Tuttavia le nostre possibilità non sono illimitate e le sole nostre
forze, non sono sufficienti per trovare una soluzione esaustiva, al complesso
dei problemi legati alla minimizzazione delle conseguenze della tragedia di
Chernobyl, che è stata riconosciuta dalla comunità internazionale
“catastrofe ecologica di proporzioni globali, non avente analoghi”.
Noi cittadini della Belarus siamo infinitamente riconoscenti agli
Italiani, agli Austriaci, ai
Tedeschi, ai Belgi, agli Inglesi, ai Giapponesi e a molti altri popoli, che ogni
anno aiutano il “risanamento” di migliaia di nostri bambini delle zone
contaminate della Belarus. Così come siamo riconoscenti a quei politici e
uomini di Stato, grazie alla cui umanità e lungimiranza, al nostro paese viene
prestato aiuto attraverso le organizzazioni internazionali.
Tuttavia, negli ultimi anni, si delinea la tendenza a spostare fra i
problemi secondari all’attenzione della comunità internazionale, la questione
della prestazione di assistenza alla Repubblica Belarus per ridurre al minimo le
conseguenze di Chernobyl, e questo
ci preoccupa seriamente!
Ma certo, quando nei teleschermi del mondo, ogni giorno in un qualche
posto qualcosa scoppia, brucia, spara, affonda, è difficile arrivare e prestare
la propria attenzione alla tragedia cosmica che ha inghiottito, quindici anni
fa, un piccolo paese nel centro Europa, che non sfruttava l’atomo neanche ad
uso pacifico,, che non aveva neanche una propria centrale atomica, quasi
dimenticato e solo nella sue tristezze per le vite umane che vanno via.
All’inizio di quest’anno, fra le mura di una abbastanza importante
organizzazione europea, mi è capitato di ascoltare un progetto di risoluzione,
nel quale si proponeva di astenersi dal prestare aiuto alla Belarus
relativamente al superamento delle conseguenze causate dalla Centrale Atomica di
Chernobyl, sino al cambiamento nel paese delle attuali circostanze politica.
Interessante quali possano essere “queste circostanze politiche” quando il discorso riguarda la salvezza della vita di centinaia di migliaia di bambini bielorussi, che necessitano di un aiuto non rinviabile. Bene che la risoluzione non sia passata, male che essa sia potuta comparire e che qualcuno le abbia dato voce.
Con una simile situazione, mi sono imbattuta durante la Conferenza
dell’UNICEF tenutasi a Stoccolma dal 18 al 20 giugno 2001. La Conferenza era
dedicata ai problemi dell’infanzia nelle società in trasformazione e Vi hanno
preso parte i rappresentanti di 27 paesi europei. Quando la delegazione
bielorussa ha proposto di includere nel documento conclusivo la necessità di
sostegno economico al programma per l’infanzia nelle condizioni post-chernobyl,
i rappresentanti di molti nuovi stati indipendenti, hanno preso, con furia, a
sostenere che una cosa del genere
non sa da farsi, perché nella regione esistono problemi di gran lunga più
pungenti e che “le conseguenze di Chernobyl” non sono poi così terribili. E’ difficile essere d’accordo con questo, se
si presta attenzione al fatto che le conseguenze avranno influenza sulla vita,
sulla salute, sul benessere del mio popolo, non per uno, ma per molti secoli
ancora.
Sono convinta che la Belarus, non sia in grado di sostenere da sola, il peso del dopo Chernobyl, e che sia necessario un aiuto su scala e sistematico da parte della comunità internazionale, con nuove condizioni e altre forme rispetto a quello che è stato nei 15 anni passati.
Aiutando gli altri, aiuti te stesso: la questione non sta solo
nell’amore verso il prossimo, ma in un calcolo elementare e pragmatico. La
terra è piccola, potrebbe accadere che il figlio o il nipote di quel politico,
che ha rifiutato l’idea di un aiuto ala popolo della Belarus a causa del fatto
che non gli piace l’attuale regime politico, s’incontri con una ragazza
della lontana Belarus, s’innamori di lei e formi una famiglia. E scoppia una
bomba genetica………………….
Noi oggi, adesso, dobbiamo fare tutto, in modo che poi, non dovremo
pentirci amaramente della nostra inattività, di fronte ai propri discendenti.
Domani sarà tardi!
| Note sull’On. Abramova Olga Mikhailovna |
| Autrice dell’articolo “La cenere di Chernobyl bussa ai nostri cuori” |
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Olga Abramova ha 47 anni, è nata e vive a Minsk, capitale della Belarus. Politologo, candidato in scienze filosofiche. Nel 1995 è stata eletta deputato al Parlamento. Dal 1997 è Presidente dell’Unione Sociale Bielorussa “JABLOKO” (MELA) – Organizzazione di orientamento socio-liberale. Nel 2001 è stata eletta alla Camera dei Rappresentanti Assemblea Nazionale – Parlamento della Repubblica Belarus. Membro della Commissione Permanente per la legislazione e i problemi di diritto e ordinamento giudiziario. Conosce la lingua tedesca.
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